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Vacanza Lazio: itinerari pesca nelle acque dolci laziali

Itinerari pesca Lazio: pescare nel Lago di Cardito

Come si raggiunge: uscire dall'Autosole all'uscita Cassino, qui imboccare la Superstrada per Sora percorrendola sino ad Atina, giunti in questa ultima località prendere la direzione di Isernia, dopo circa 20 Km. si raggiunge la località Cardito ( dove si trova il lago ) in comune di S.Biagio Saracinisco.

Si tratta di uno specchio d'acqua situato a 1000 mt. di quota, in provincia di Frosinone, dalla superficie non particolarmente estesa ma dalle acque profonde, limpide e che non raggiungono mai temperature troppo elevate. Il bacino è inserito in un contesto naturale montano ricco di boschi assai fitti e tutta la zona gode di un clima paragonabile a quello presente normalmente a quote più alte, questo ne fa un rifugio dalla calura estiva per molti escursionisti del fine settimana.
Dal punto di vista dei pescatori, il lago è ottimamente popolato da Cavedani e Carpe di tutto rispetto, non mancano inoltre Alborelle, Scardole, Tinche e Persici Reali. Grazie alla qualità e alla temperatura delle acque, mai eccessiva, è presente una discreta popolazione di Trote Fario.
Le tecniche di pesca attuabili sono quelle classiche dei laghi di questa conformazione: inglese, legering, passata e roubasienne per i ciprinidi, spinning e striscio per Persici e Trote; discretamente praticato anche il Carp Fishing.
Stagioni più indicate sono la tarda primavera, l'estate ed il primo autunno data anche la già menzionata rigidezza del clima.
I pesci rispondono bene alla pasturazione con sfarinati; particolare importanza ai fini dei risultati va data ai terminali che soprattutto per i cavedani devono essere tassativamente capillari ( 0,06 - 0,08 massimo),così come limitate devono essere le grammature dei galleggianti.
E' ammesso l'uso del bigattino che si dimostra anche in queste acque l'esca "principe".
Ricordiamoci che siamo in provincia di Frosinone quindi oltre alla Licenza di tipo B occorre il tesserino segnacatture rilasciato dall'amministrazione provinciale.
Il luogo, in estate, si presta ottimamente a gite con la famiglia al seguito ed è per questo piuttosto affollato in questa stagione, restano comunque riservate ai pescatori le ore del primo mattino che sono come sempre le migliori insieme a quelle che precedono il tramonto.

 


Il fondale è ovunque costituito da ghiaia e ciotoli e va assestandosi dopo essere stato per anni oggetto di massicci sconvolgimenti a scopo estrattivo, tali prelievi di inerti sono oggi più controllati.
Le rive sono sempre di difficile accesso per la abbondante vegetazione riparia che ostacola non poco l'azione di pesca.
Comunque con un buon paio di stivali a coscia e portandosi dietro una attrezzatura ridotta al minimo, si può riuscire a pescare e a spostarsi in modo accettabile ( attenzione agli scivoloni dove il fondo è reso viscido da alghe o fango depositatisi sui ciotoli sottostanti).
L'acqua scorre nel ns. fiume in quantità non abbondantissima ma di qualità "accettabile" anche se non la si può certamente definire "potabile", la situazione è migliore di qualche anno fa.
I livelli sono comunque costantemente influenzati dalle manovre idrauliche operate sulle dighe poste a monte, sia sul corso principale che su alcuni affluenti, sono da consideransi assolutamente nella norma variazioni di livello di 20/30 cm. nell'arco della giornata, con punte anche di 50 cm. in situazioni particolari.
La zona circostante il fiume non è particolarmente bella paesaggisticamente e sono spesso evidenti i segni di discariche spontanee a cielo aperto, fenomeno che va comunque ora diminuendo.
In questo tratto il Tronto è decisamente ben popolato da Cavedani di ottima taglia e soprattutto da Barbi che raggiungono spesso il chilogrammo di peso, presente anche una abbondante popolazione di Triotti dalla taglia e dall'appetito invidiabile.
Questo è il regno della pesca a passata itinerante, da effettuarsi esplorando ogni giro d'acqua, senza soffermarsi troppo nello stesso posto, soprattutto dopo aver effettuato alcune catture.
Indispensabile per allungare le passate l'uso di una bolognese da 5/6 mt. con un buon mulinello.
Montature piuttosto sottili, grammature modeste e ami del n. 16/18 innescati sapientemente con il bigattino completano l'attrezzatura; indispensabile una certa accortezza nel procedere sulle rive ed in acqua per non allamare le ns. prede.
Il fiume anche se segna per lungo tratto il confine Marche/Abruzzo è soggetto ai regolamenti abruzzesi ed è considerato acqua di tipo B. Pertanto anche non esistendo limitazioni particolari occorre ricordarsi che tale regione pone il limite tassativo alla detenzione di bigattini a Gr. 500 a pescatore.
Complessivamente il Fiume Tronto, nel tratto descritto, costituisce un'ottima palestra per gli amanti del genere di pesca descritto e va lentamente tornando ai livelli di popolamento e pescosità di alcuni anni fa, quando era ritenuto a ragione, uno dei migliori fiumi "a barbi" del versante adriatico.
Merita una battuta da effettuarsi da primavera a tutto l'autunno evitando solamente i mesi più caldi e caratterizzati da minor portata idrica (luglio e agosto)